BECAUSE "AUTISM" IS NOT THE LAST WORD FOR A MOTHER

PERCHÉ “AUTISMO” NON È L’ULTIMA PAROLA PER UNA MADRE

 

The waiting, the birth, the observation, the awareness: it is autism. Experts said so. Also another expert (for safety, also in another city). The struggles alternated to resignation, you neglect yourself to take care of a child who learn to blow out a candle in 7 years instead in 7 minutes. Children tiring and mysterious, cause of quarrels and tears (the rain is relentless inside), research, continuous therapies, even against the advice of family members that, sometimes, rather than help, shoot judgments: but some mothers want also dance and love with a deep joy. You can’t stop these mothers, ready to do all without expecting anything in return from their children. Two Italian books about it, based on true stories.

 

Il vento: aveva compiuto proprio quello che fino ad allora avevo sempre temuto. È arrivato, inaspettato, travolgente, nella forma più terribile dell’aria, e ha distrutto ogni cosa, lasciando solo macerie”. Così scrive una madre, Chiara.

Il vento porta aria, sposta ciò che incontra e trasporta la polvere del tempo che si deposita ovunque, tranne in alcune persone che hanno la pioggia dentro. L’attesa, la nascita, l’osservazione, le visite, la presa di coscienza: autismo. È fatta. L’hanno detto gli esperti. L’hanno ribadito anche gli altri (per sicurezza anche in un’altra città). Le lotte che si alternano alla rassegnazione, ci si trascura per prendersi cura di chi per imparare a spegnere una candelina ci mette 7 anni invece di 7 minuti. Figli faticosi e misteriosi, causa di liti, di pianti (la pioggia dentro è incessante), di ricerca, di terapie continue, anche contro il parere dei familiari che, a volte, invece di aiutarti, rappresentano quasi tutte le lame della Madonna Addolorata dal cuore trafitto, come nel caso di Rachele, coprotagonista (anche lei reale) di Voglio togliere l’acqua dal mare, scritto da Piero Fabris.

Madri che si lamentano che il figlio non sia andato all’università o che sia troppo magro o troppo grasso. Qui bisogna scegliere: farsi ricordare dai propri figli trasfigurata come la Madonna Addolorata oppure sorridente, danzante, come la madre di Serena, Chiara Scardicchio, che ci scrive attraverso le pagine del libro Madri…voglio vederti danzare.

Tra emarginazione, violenza fisica e mediatica, disprezzo della persona che più avrebbe dovuto amarla e che aveva scelto per compagno di vita, abbandono, vergogna, riunioni di esperti, Rachele procede. Nessuno ferma questa Donna: “Qualcuno dei presenti si gettò in acqua per trarlo dal fango, ma Dario strillava e scalciava. In quattro non riuscivano ad afferrarlo. Si dimenava, strillava, piangeva […] Rachele gli corse incontro con un asciugamano, avvampando per la vergogna. Dario rideva. Adalgisa, dall’alto delle sue competenze, presunte, in scienza dell’educazione, disse con aria sprezzante: ‘Mia cognata è una perfetta idiota, non capisce niente. Non vuole fare niente. Non è capace di fare la madre, non è capace di educare’”.

 

 

Sì, perché a tutto ciò si unisce il giudizio, la critica inerziale ma che non blocca queste madri, pronte a tutto senza pretendere nulla in cambio dai figli. Ecco perché Chiara Scardicchio scrive: “Vanno bene pure sette spade. Chi se ne importa. Tanto non sono l’ultima parola”. 

 

 

©Pitian per Because The Style


Photocredits


Precipizio

Vento

Telescopio by Daniela Ciriello

Chiara e Serena 


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